Premessa: ho il maledetto vizio di pensare che se una cosa piace a me è assurdo che non piaccia a tutto il mondo intero e, ovviamente, se una cosa NON piace AMMMME non dovrebbe piacere a nessuno.
Vabbè, a parte questo piccolo particolare sul mio delizioso carattere, vi dico subito che ci troviamo in Cina.
La leggenda narra che queste uova di anatra vengano cotte nella pipì di cavallo.
Non bene direi.
Quindi premesse poco invitanti e, probabilmente, per molti di voi, anche l’aspetto e il sapore non saranno da meno; ma ora provo a convincervi, perché a me st’ovetto cinese mi fa uscire pazza.

Dicevo che trattasi di leggenda perché in realtà il procedimento per ottenere il “Pidàn” (“uovo conservato” in cinese) prevede la bollitura nel tè di calce, creta cenere e sale, questa mistura densa viene spalmata sull’uovo che a sua volta viene messo a riposare per circa 100 giorni.

Durante questo periodo inizia il processo di fermentazione (e si sa che i cinesi sono maestri in questa pratica); l’alcalinità della calce, che nel frattempo avrà creato sulla superficie una crosta dura, fa alzare il pH dell’uovo, insomma il risultato è un albume trasparente e di un bellissimo colore ambrato e il tuorlo cremosissimo e di color grigio-verde.
L’aspetto inibisce molti (non me).
Ma parliamo ora del sapore.
Quando lo aprirete penserete di aver a che fare con una roba andata a male. Forte profumo di zolfo e ammoniaca (per non dire pipì). Non lo buttate. E’ così che deve essere.
Ah! E se siete fortunati sull’albume troverete dei graziosissimi funghi innocui che ricordano i fiocchi di neve.
Tutto questo è molto pittoresco.
Ora se non avete buttato tutto (mandandomi dove spesso merito di andare) forse riesco a convincervi ad assaggiarlo.
Ma come?
Allora la mia versione preferita lo vede tagliato a spicchi accompagnato da una ciotolina di salsa di soia e qualche fettina di zenzero tagliata sottile sottile (come mi è stato servito nel ristorante di un amico), così in sequenza mangio: l’ovetto intinto nella salsa di soia e subito dopo la fettina di zenzero che, oltre a sgrassarmi la bocca dall’untuosità del tuorlo, mi prepara al boccone successivo.

Il mio amico cinese nonché titolare del market etnico (figo) da cui compro Pidan e un sacco di altri cibi e ingredienti lontani meravigliosi, mi ha consigliato di gustarlo con un filo di olio di sesamo sopra e un po’ di sale, dice che nel suo paese si mangia così.

Boh a me piace di più la versione con zenzero e salsa di soia.
Ditemi la vostra e provate gli abbinamenti che più vi piacciono.
Anzi! Se trovate qualche accostamento interessante fatemi sapere!